1 ottobre 2026
Gli Stati Uniti chiameranno l'intelligenza artificiale «SI». In Europa e in Italia resta AI: lo dicono l'AI Act e la legge italiana. Ecco perché le PMI possono stare tranquille.
Il 22 settembre, dal palco delle Nazioni Unite, Donald Trump ha detto che «Super Intelligence» suona molto meglio di «intelligenza artificiale». Una settimana dopo, il 29 settembre, è passato ai fatti: ha firmato un ordine esecutivo che impone alle agenzie federali americane di usare «Super Intelligence» (SI) al posto di «Artificial Intelligence» (AI).
In pochi giorni la notizia ha fatto il giro del mondo. E molti imprenditori ci hanno chiesto la stessa cosa: dobbiamo cambiare qualcosa anche noi?
La risposta breve è no.
L'ordine esecutivo riguarda solo il linguaggio del governo federale degli Stati Uniti: corrispondenza ufficiale, comunicati, siti web e documenti delle agenzie americane. Non cambia leggi già in vigore, contratti o regolamenti passati. E non ha alcun valore fuori dai confini americani.
È, prima di tutto, un'operazione di comunicazione. Una scelta di parole che dice molto sulla politica americana, ma nulla su come funziona la tecnologia. ChatGPT, Claude, Gemini o Copilot restano esattamente gli stessi strumenti che erano la settimana scorsa.
Qui sta il punto che conta per chi fa impresa in Italia. In Europa il nome non è una questione di gusti: è scritto nelle norme.
L'AI Act europeo (Regolamento UE 2024/1689) definisce i «sistemi di intelligenza artificiale» e stabilisce le regole che aziende e fornitori devono rispettare. Gli obblighi per i grandi modelli di AI sono già in vigore da agosto 2025.
La legge italiana sull'intelligenza artificiale (Legge 132/2025) usa la stessa terminologia e si applica anche alle imprese italiane, comprese le PMI.
Un ordine esecutivo americano non può modificare né l'una né l'altra. Contratti, bandi, corsi di formazione, documenti di conformità: in Italia continueranno a parlare di intelligenza artificiale.
Stati Uniti ed Europa stanno andando in direzioni diverse. Washington punta su un approccio leggero, con accordi volontari tra governo e grandi aziende tecnologiche. Bruxelles ha scelto regole chiare, obblighi di trasparenza e sanzioni per chi non le rispetta.
Per una PMI italiana questo è un vantaggio, non un problema. Significa avere un quadro stabile, un vocabolario condiviso e regole che non cambiano con un tweet o con un nuovo slogan.
Non serve cambiare il nome di nulla: né nei documenti aziendali, né nei corsi, né nella comunicazione con i clienti.
Potrebbe succedere di trovare l'etichetta «SI» o «Super Intelligence» nel marketing di qualche fornitore americano. Ricorda che si tratta della stessa tecnologia, con un nome diverso.
Conviene invece concentrarsi su ciò che conta davvero: capire quali strumenti di AI possono far risparmiare tempo alla tua azienda, come usarli nel rispetto dell'AI Act, e come formare il tuo team a farlo bene.
Che la si chiami AI o SI, la sfida per le PMI italiane non cambia: adottare questa tecnologia in modo concreto, sicuro e utile.
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Filippo De Capitani Fondatore, FormatoriAI.it
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